
Lussureggianti giungle tropicali, rinomati parchi faunistici, makossa, pollo alla griglia e poissonerie all’angolo delle strade: questo in estrema sintesi è il Camerun, il paese più rappresentativo dal punto di vista naturale, etnografico e culturale del continente africano. Grande una volta e mezza l’Italia conta appena 16 milioni di abitanti. Lontano dalle moderne città in espansione, come Yaoundé, capitale amministrativa, o Douala, capitale economica, le foreste pluviali si estendono nella parte settentrionale a partire dall’Oceano Atlantico, mentre più a nord il clima favorisce la presenza di savane e zone semi desertiche. Nei parchi naturali, tra i più incontaminati dell’Africa, è possibile osservare tutta la fauna del continente.
Ma il vero tesoro del Camerun è rappresentato soprattutto dalla sua gente, divisa in tre grandi gruppi antropologici, bantu, semibantu e nilotici che vanno a comporre ben 240 gruppi etnici. Decine, quindi, le lingue parlate, anche se quella ufficiale è il francese (con una piccola enclave anglofona nel sud ovest).
La prima grande civiltà, quella dei Sao, risale al V secolo d.C. e si sviluppò sulle rive del fiume Logone, a sud del lago Ciad. Tra i secoli VIII e XVI fu gradualmente soppiantata dagli imperi Kanem e Bornu (che introdurranno l’Islam) e quindi dalle città-stato di Kotoko, del Logone-Birni e dal regno dei Mandara. Nel 1471 il portoghese Fernando Poo è il primo europeo a sbarcare sul litorale: battezza Rios dos Gamaroes (fiume dei gamberi) il fiume oggi conosciuto come Wouri determinando quello che dopo vari “assestamenti” linguistici diventerà l’odierno Camerun. Nel XVII secolo i Peul, pastori nomadi dell’ovest fondano il grande sultanato di Adamaoua. A fermarne l’espansione, verso la fine del secolo, il regno dei Bamoun, che conoscerà il suo momento di massimo splendore con il celebre re Njoya.
È l’alba dei tempi coloniali, e lungo il litorale gli europei iniziano a creare i primi insediamenti. Al commercio di avorio e legno pregiato finisce per prevalere soprattutto quello degli schiavi, comunque incrementato, è doveroso sottolinearlo, qui come ovunque dagli strati sociali dominanti del Paese che potevano così arricchirsi e conquistare sempre maggior potere per le loro lotte intestine.
Inizialmente il predominio è degli olandesi, quindi britannico sino all’arrivo dei commercianti tedeschi, a partire dal 1868. Nel 1884 l’esploratore Gustav Nachtingal, già console di Germania a Tunisi, brucia tutti sul tempo e, su mandato del cancelliere Otto von Bismark, negozia una serie di accordi con i regnanti Douala della costa accaparrandosi quello che diventa il Kamerun.
A causa dell’estrema brutalità dei loro metodi i tedeschi dovettero però affrontare una lunga serie di rivolte. Sonoramente sconfitti dagli autoctoni nel 1891 ai piedi del Monte Camerun, i tedeschi reagirono con un’imponente quanto cruenta controffensiva che li portò, nel 1902, a controllare totalmente il paese. Tuttavia la politica della Germania nei confronti dei nativi non cambiò e la popolazione non si sottopose mai ai loro metodi. Questa totale “allergia” nei confronti degli invasori si rifletté in maniera sostanziale soprattutto nella scarsa acquisizione della lingua e della cultura tedesca determinando, peraltro, la sostanzialmente facile occupazione del paese ad opera delle truppe francesi, belghe e britanniche durante la Grande Guerra. Nel 1916 l’avventura tedesca in Camerun si chiude definitivamente.
Francesi ed Inglesi governarono in "condominio" per tutto il periodo della guerra. Fu con il trattato di Versailles, nel '19, che il paese venne diviso in 4/5 in favore della Francia e 1/5 della Gran Bretagna (una piccola porzione ancora oggi anglofona dell’est). Le due potenze europee marcarono il "loro Camerun" con la propria impronta socio-politico-culturale, ma furono i Francesi a praticare la più efficace politica di assimilazione vietando, al contrario dei britannici, l’insegnamento ufficiale delle lingue autoctone. La Francia si impegnò inoltre a cancellare sistematicamente ogni traccia della detestata dominazione tedesca, riscuotendo automaticamente una sostanziale simpatia. Fu costruita la ferrovia Douala-Yaunde, sviluppata la rete stradale ed ampliato lo sfruttamento delle grandi piantagioni di cacao, banane, caffè, palme da olio, tabacco e caucciù.
Grazie all’adesione alla Francia Libera di De Gaulle, che proprio da Douala con il generale Philippe Leclerc iniziò la sua controffensiva contro i nazisti, a partire dal 1945 il Camerun fu attraversato dai primi venti nazionalistici. Ma l’osso era duro da mollare e una parziale autonomia arrivò solo nel 1957. I tempi erano però finalmente maturi e, sotto la regia dell’Onu, con un referendum il 1° gennaio 1960 arrivò l’indipendenza dalla Francia.
Il paese si diede inizialmente il nome di Repubblica del Camerun poi sostituito, nel febbraio del ’61, con l’annessione della parte britannica, da Repubblica Federale del Camerun. Il forte senso unitario del Camerun indipendente culminò con la riforma costituzionale del 1972 che ha trasformato lo Stato Federale in Repubblica Unita del Camerun. Con questa riforma il presidente Hamadou Ahijio (primo presidente del paese, di etnia Fulbe e di religione islamica, rieletto 5 volte) ha cercato di armonizzare lo sviluppo e risolvere i forti squilibri tra nord feudale e sud mercantile, accentuati dalle profonde rivalità tribali. Nel 1982 Ahijio ha volontariamente lasciato la sua carica in favore del Primo Ministro Paul Biya, che da allora governa ininterrottamente il paese.















