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Storia del gemellaggio

Tratto dal documentario

C I T T A D I N I   D E L   M O N D O
Vasanello - Dschang,  un ponte tra l’Italia e il Camerun

Soggetto, sceneggiatura e regia di Ardelio Loppi

striscia dxVasanello è un piccolo centro in provincia di Viterbo, nel Lazio, Italia Centrale. Una realtà rurale molto legata alle sue tradizioni dove il tempo, scandito, in ogni pietra, dal lento incedere delle stagioni della storia che fu, pare come sospeso in una dimensione lontana. Ma non per questo insensibile ad un futuro che, come una potente onda di riflusso, riporta pian piano l’uomo verso la sua lontana terra d’origine.

Stiamo per raccontare di quando il cuore e la testa, spesso così distanti, riescano quasi per magia ad incontrarsi miscelandosi in un’osmosi di straordinaria potenza. In grado, persino, di spostare le montagne. Nella fattispecie il Plateau Bamiléké|Plató Bamiléké, a migliaia di chilometri dal Viterbese. Giù, nel profondo dell’Africa Nera.

Il Camerun, un luogo che in Italia evoca, in molti, soltanto ricordi pallonari legati al fantastico titolo mondiale portato a casa dallo squadrone di Bearzot nell’82, ma che una serie di circostanze che andremo tra breve ad approfondire hanno determinato, a Vasanello, dal 2003, un gemellaggio con la città di Dschang|Ciang dalle implicazioni enormemente proficue dal punto di vista culturale e non solo. Portando l’amministrazione comunale del piccolo centro cimino, grazie ad un finanziamento della Regione Lazio, a realizzare addirittura una “Casa della Cultura Camerunense” in terra di Tuscia.

Il Camerun è uno dei 54 paesi che compongono il continente africano. Qui la natura conserva ancora manifestazioni e ritmi identici da migliaia di anni. Anche per quanto riguarda l’uomo, nonostante il prepotente incedere del progresso tecnologico.

Lussureggianti giungle tropicali, rinomati parchi faunistici, makossa, pollo alla griglia e poissonerie|puassonerì all’angolo delle strade: questo in estrema sintesi è il Camerun, il paese che più di ogni altro può vantarsi di rappresentare l’intera Africa dal punto di vista naturale, etnografico e culturale.
Grande una volta e mezza l’Italia conta appena 16 milioni di abitanti. Lontano dalle moderne città in espansione, come Yaoundé, capitale amministrativa, o Douala|Duala, capitale economica, le foreste pluviali si estendono nella parte settentrionale a partire dall’Oceano Atlantico, mentre più a nord il clima favorisce la presenza di savane e zone semi desertiche. Nei parchi naturali, tra i più incontaminati dell’Africa, è possibile osservare tutta la fauna del continente.

Ma il vero tesoro del Camerun è rappresentato soprattutto dalla sua gente, divisa in tre grandi gruppi antropologici, bantu, semibantu e nilotici che vanno a comporre ben 240 gruppi etnici. Decine, quindi, le lingue parlate, anche se quella ufficiale è il francese, con una piccola enclave|enclav anglofona nel Nord Ovest.

Il sodalizio tra i Comuni di Vasanello e Dschang inizia nel 2003 grazie ad una circostanza a dir poco curiosa: un allevamento di conigli.
Nata a Vasanello nel 1992 grazie ad un’intuizione del professor Alessandro Finzi, responsabile del Centro Sperimentale Allevamenti Cunicoli Alternativi dell’Università degli Studi della Tuscia, la struttura, diretta da Giorgio Mariani, si proponeva l’insegnamento dell’allevamento integrato delle piccole specie ad uso familiare nei paesi in via di sviluppo. Nutrite, quindi, le delegazioni che da ogni parte del mondo giungevano qui per cercare una soluzione al cronico problema rappresentato dalla fame.

Fu così che l’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Primo Paolocci, iniziò a prendere in seria considerazione l’idea di gemellarsi con una di queste realtà.
La scelta cadde sul Camerun soprattutto grazie a Martin Sanou Sobzé|Marten Sanu Sobzé, presidente di Sinergia Camerun, assiduo frequentatore dell’allevamento, originario di Dschang.

Antica capitale Bamiléké, la città di Dschang è oggi il capoluogo della Menoua|Menuà, uno degli otto distretti in cui è diviso l’Ovest del Camerun.

Il primo occidentale a mettere piede qui fu il tedesco Zingraft nel 1895, nel corso della spedizione di conquista che, dopo la batosta subita dalle truppe di Bismarck ai piedi del monte Camerun nel 1891, porterà la Germania a controllare l’intero paese nel 1902. La parte più antica del nucleo urbano venne quindi edificata tra il 1903 e il 1907.

Con lo scoppio della Grande Guerra, cruenta nelle colonie almeno quanto nella Vecchia Europa, la città viene strappata ai tedeschi dalle truppe britanniche nel 1915. Fino al 1919 sarà amministrata in sostanziale condominio da inglesi e francesi. Con il trattato di Versailles|Versaię, dal 1920 Dschang diventa parte dei 4/quinti del paese annessi alla Francia - l’altro quinto, nel Nord Ovest, diventa britannico - e lo resterà fino al 1° gennaio del 1960, data in cui attraverso un referendum indetto dall’Onu il Camerun ottiene l’indipendenza.

Come nella maggior parte del paese, a Dschang si avverte ancora una forte impronta socio-politico-culturale francese. Anche perché, a differenza dei tedeschi, mai accettati dalla popolazione soprattutto per i loro metodi cruenti, i francesi riuscirono a praticare una politica di assimilazione particolarmente efficace. Si impegnarono in prima battuta a cancellare sistematicamente ogni traccia della dominazione tedesca, riscuotendo quella sostanziale simpatia che li aiutò non poco a far accettare ai nativi il divieto dell’insegnamento delle lingue autoctone. La Francia si impegnò inoltre nella realizzazione delle prime infrastrutture, come la ferrovia Douala-Yaunde e la rete stradale, incrementando inoltre lo sfruttamento delle grandi piantagioni di cacao, banane, caffè, palme da olio, tabacco e caucciù.

Il retaggio dell’architettura coloniale francese si ritrova oggi nei palazzi delle principali istituzioni di Dschang: l’ospedale, il palazzo di giustizia, la prefettura, il quartiere amministrativo, la prigione e il famoso Centre Climatique|Santré Climatic, che grazie all’ottima qualità dei servizi offerti e alla davvero incantevole cornice in cui sono incastonati i suoi bungalow è considerato uno dei migliori residence turistici non solo del Camerun.

Il primo passo istituzionale per il gemellaggio si tiene nel maggio del 2003, con la visita ufficiale delle autorità di Dschang a Vasanello. All’epoca la città camerunense è divisa in due distinte realtà comunali, una rurale e l’altra urbana: il gemellaggio viene stretto con il comune rurale, di cui è sindaco Momo Kenfàck. Situazione poi mutata nel 2007 con l’accorpamento in un unico municipio, e con la conseguente ratifica del gemellaggio sottoscritta il 16 dicembre 2009 a Dschang tra Bernard Momo|Bernar Momo, attuale primo cittadino della città, e colui che negli anni, fortemente appoggiato dall’intera giunta comunale, si è rivelato il più appassionato protagonista italiano del sodalizio: l'attuale sindaco di Vasanello Antonio Porri.

La prima visita ufficiale dell’amministrazione comunale di Vasanello a Dschang arriva nel marzo del 2004: ne fanno parte Antonio Porri, l’assessore alla cultura Alberto Mastromichele, l’assessore allo sport e turismo Lorenzo Petrarca, e il capogruppo di maggioranza Sandro Filosa.

Li attende un’esperienza talmente coinvolgente e forte, riguardo soprattutto agli immensi problemi vissuti quotidianamente dalla popolazione locale, da convincerli a mettere in piedi un progetto di cooperazione che, in pochi anni, vedrà coinvolti enti ed associazioni ai più alti livelli: a partire dal prezioso contributo offerto dall’ambasciatore d’Italia in Camerun, Antonio Bellavia, tra i più convinti sostenitori delle iniziative del piccolo centro cimino.
E poi l’Ambasciata del Camerun a Roma, Fao, Unesco, Unicef, Croce Rossa Italiana e Camerunense, Anlaids, Caritas, Regione Lazio, Provincia e Comune di Viterbo, Policlinico Umberto I di Roma, Università Roma 1, 2, Upter e della Tuscia, Camera di Commercio di Viterbo, Fondazione Paola Pesci, Mingha Africa Onlus, Ceramica Galassia, Edil Fazioli, Det Gode Liv Italia, nonché semplici cittadini. Grazie a queste sinergie dal 2003 sono sbarcati in Camerun container di beni di prima necessità e sviluppo, un’ambulanza e sono stati realizzati svariati pozzi a captazione idrica.

Determinante trait-d’union|tret-d’union con Dschang diventa il Pipàd, acronimo di Progetto integrato per la promozione dell’auto-sviluppo, associazione locale creata da Martin Sanou Sobzé|Marten Sanu Sobzé, grazie al convinto appoggio dello chef di Fotó Momo I |Momo premié. All’interno del Pipàd vengono portati avanti programmi che ruotano nell’ambito di igiene e sviluppo: quindi la realizzazione di pozzi, latrine e formazione per arginare l’incidenza delle malattie infettive. Tra i progetti del Pipàd, particolarmente importante è quello del Dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’ospedale Umberto I di Roma, presente da anni con il progetto Minga, “il mio bambino” in dialetto yemba, che, coordinato dal dottor Gianluca Russo, si occupa di fornire assistenza alle gestanti affette da Hiv cercando, al contempo, di impedire il contagio verso il bambino.

In Camerun l’assistenza sanitaria è a totale pagamento e inoltre, considerata la carenza di personale medico, uno ogni 12.500 abitanti, che, peraltro, tende a concentrarsi negli ospedali degli insediamenti urbani, l'assistenza sanitaria sul resto del territorio è erogata solo da infermieri che gestiscono i Centre de Santé|Santr de Santé, strutture fatiscenti invariabilmente prive di strumentazione medica di base e cronicamente carenti in medicinali.
Il contesto sanitario è dunque particolarmente difficile e le statistiche ne sono una diretta conseguenza: la mortalità infantile è di 154 su 1.000 nati vivi, con una speranza di vita media di 48 anni e con una sieroprevalenza per infezione da Hiv prossima al 6%.

Dall’incontro tra la delegazione vasanellese in visita a Dschang nel 2004, Gianluca Russo e Fiore Traditi, anch’egli del Dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’Umberto I, scaturisce quindi l’idea di concentrare una particolare attenzione ai problemi della sanità.

È la Croce Rossa, al rientro in Italia, a rendere possibile questo desiderio mettendo a disposizione un’ambulanza freelander da inviare nel martoriato paese africano. Così, il 12 febbraio 2007 sul container che parte per il Camerun con generi di prima necessità e sviluppo c’è pure la prima, e ad oggi ancora unica ambulanza del comprensorio di Dschang.

Il gemellaggio si stava rivelando sempre più proficuo e ricco di soddisfazioni, eppure la giunta comunale di Vasanello guardava oltre, ben consapevole che senza uno scambio culturale vero e proprio, senza un obiettivo che legasse le due realtà ad un progetto di reciproca conoscenza il rapporto, sostanzialmente a senso unico, non sarebbe mai andato oltre la voce “aiuti umanitari”.

Ed ecco allora l’idea. Approfittando del bando regionale n° 749 del 5 ottobre 2007 denominato “Diamo gambe alle idee dei piccoli comuni”, viene sviluppato un progetto di intercultura scolastica finalizzato alla realizzazione di una “Casa della cultura camerunense”, da allestire in locali prospicienti la biblioteca comunale.
A tutta prima la cosa poteva sembrare una scommessa un po’ folle, data la siderale distanza proprio culturale tra realtà così diverse. Eppure il 21 luglio 2008 la Giunta Regionale del Lazio si esprimeva favorevolmente stanziando per la realizzazione del progetto ben 68mila euro.
L'amministrazione aveva vinto la sua scommessa.

E così ad inizio dicembre 2009 Antonio Porri, Marcello Arduini, antropologo nominato responsabile del progetto, e il giornalista Ardelio Loppi spiccavano il volo da Fiumicino destinazione Douala. Obiettivo la ricerca scientifica e l’acquisizione del materiale che darà vita alla “Casa della cultura camerunense”: l’unica al mondo fuori dal paese africano.

In ogni caso un importante occasione per entrambe le realtà, poiché se da un lato la possibilità di farsi conoscere meglio, soprattutto da scolaresche, permetterà al Camerun di accrescere le proprie possibilità di sviluppo, Vasanello potrà invece approfittare del flusso di visitatori per valorizzare anche il proprio patrimonio artistico e archeologico.

Tre decolli e tre atterraggi - via Tripoli e Cotonou|Cotonó, nel Benin - e dopo una dozzina di ore ecco la pista dell’aeroporto internazionale di Douala.
Il Camerun si trova appena sopra l’equatore e a dicembre, complice un tasso di umidità che nelle zone costiere raggiunge il 90% il caldo è soffocante. Quando si fa capolino dall’aereo la prima boccata d’aria ha quindi l’effetto di un pugno allo stomaco.

Da Douala a Dschang ci sono ancora quattro ore di macchina su per la rue nationale n° 5 du Cameroun|ru nazional numeró cenc du Camerūn. Uno spasso, se si considera che per lunghi tratti la carreggiata è crivellata di buche dove, spesso, le ruote del taxi sprofondano fino a metà.

Dschang si trova intorno ai 1.400 metri di altitudine, e questo ne fa un luogo decisamente molto più vivibile della caldara sottostante. È da qui che faremo la spola con le molte chefferie|scefferì , come vengono chiamati i villaggi, dove Martin Sanou Sobzé|Marten Sanu Sobzé e l’esperta d’arte africana Giuliana Quartullo hanno già provveduto al prezioso lavoro preparatorio nella scelta dei materiali.

A Dschang incontriamo Fiore Traditi e Gianluca Russo. Si trovano da queste parti per partecipare ad un convegno internazionale sulla lotta all’Hiv organizzato dalla locale università nei giorni 14-15 dicembre.
Uno dei relatori è stato peraltro anche il nostro Marcello Arduini, invitato ad intervenire per illustrare agli studenti l’importante funzione dell’antropologia medica, disciplina ancora poco conosciuta in Africa ma sicuramente molto importante per coadiuvare la biomedicina nella lotta all’Hiv.

Con i suoi circa 16mila studenti L’Università di Dschang è tra le più importanti non solo del Camerun ma dell’intero continente. La facoltà di agraria, poi, è l’unica del Centro Africa. Abbastanza fisiologico che, nel 2005, sempre nell’ambito del progetto vasanellese l’ateneo si sia gemellato con quello della Tuscia.
La facoltà di lingua e letteratura straniera vanta persino una sezione, molto frequentata, di italiano, ottimamente diretta dal professor Colbert Akieudji|Colber Acheudgi, alla quale il Comune di Vasanello ha donato un’intera sezione didattica.

Il 16 dicembre ci aspetta un momento istituzionale importante: un nuovo atto che ratifichi il gemellaggio con Dschang che, come abbiamo visto, dal 2003 ha cambiato ordinamento raggruppando le due precedenti realtà comunali, una rurale e l’altra urbana - con due distinti primi cittadini - in un solo e più pratico municipio.

Sono stati giorni molto intensi, su e giù per alcune delle più importanti chefferie|scefferì, dalle quali, dopo complicati e misteriosi riti propiziatori, abbiamo ottenuto manufatti di straordinaria valenza artistica e culturale. Spesso le contrattazioni si sono rivelate estenuanti, poiché molti dei reperti erano dei veri e propri cimeli considerati inamovibili da generazioni, ma la bontà del progetto ha finito per convincere anche i più riottosi.

Parecchi manufatti sono stati acquistati, sempre dopo lunghe trattative, direttamente dagli artigiani.
In verità in Camerun la contrattazione è una pratica nazionale assolutamente irrinunciabile. L’acquisto immediato, senza ricorrere a questa usanza è anzi considerato cosa piuttosto sgarbata. Ci si adatta comunque piuttosto in fretta, instaurando sempre con i venditori un rapporto decisamente molto divertente. In effetti, vista l’abitudine, si tratta di veri e propri attori di strada capaci di passare dalla disperazione più assoluta ad un’altrettanto sfrenata soddisfazione quando, con l’immancabile stretta di mano, la trattativa si chiude.

Tra una negoziazione e l’altra abbiamo trovato il modo di intervenire anche ad importanti eventi di carattere culturale, che ci hanno dato modo di constatare la grande determinazione del Camerun nel volersi auto-sviluppare attraverso la valorizzazione del proprio enorme patrimonio antropologico.
Il S.a.c.o. 2009, ad esempio, il primo Salone dei 40 comuni dell’Ovest svoltosi dal 7 all’11 dicembre a Bandjoun|Bangiun, ha rappresentato in quest’ottica uno degli eventi più significativi.
Oltre ai numerosi padiglioni espositivi, allestiti con i migliori prodotti artigianali di quest’area, si sono infatti esibiti numerosi gruppi con musiche e danze tipiche della cultura Bamiléké.

Ancora più suggestiva, il 12 dicembre, è risultata l’inaugurazione del Musée de l’esclavage|Musé de l’esclavage, il Museo della schiavitù di Bamendjinda|Bamenginda. Incentrato sulle pratiche negriere che, a partire dal 18esimo secolo, strapparono qui come in tutta l’Africa Occidentale milioni di esseri umani destinati soprattutto alle piantagioni del Nuovo Mondo.
A margine dell’evento, come d’abitudine, si è tenuta una grande festa nel corso della quale si sono esibiti, tra il tripudio generale, celebri artisti camerunensi.
Non poteva mancare la sempre suggestiva sfilata delle società segrete, di norma in armonia e complementari al potere politico di ogni chefférié|scefferì Bamiléké ma che, in teoria, potrebbero anche minarlo.
Il vero e proprio universo delle chefferie merita di essere approfondito.
Le chefferie|scefferì possono essere considerate come dei clan, dei gruppi tribali anche molto grandi al cui vertice c’è lo chef, il capo. Questi, depositario dei costumi ancestrali e personaggio sacro dal potere divino, veglia sul suo popolo amministrandone le sorti. Il rispetto per lo chef rappresenta il fondamento della tradizione Bamiléké e viene normalmente espresso attraverso una serie di segni distintivi e comportamenti che regolano il rapporto tra questi ed i suoi sottoposti. Ad esempio tutti gli individui di rango inferiore devono scoprire il capo al suo cospetto, non possono toccarlo, voltargli le spalle e non hanno il diritto di sedersi sulla sua sedia.

Esiste al contempo anche una forma di limitazione a quello che potrebbe sembrare un potere illimitato. Questo avviene attraverso l’affiancamento allo chef di un consiglio di 9 notabili, a loro volta inamovibili in quanto eletti per successione e quindi in condizione di trattare e a volte controbattere lo stesso chef, non potendo questi rimuoverli dal loro incarico.
Oltre al consiglio dei 9 esiste anche una moltitudine di società segrete anch’esse in grado di controbilanciare il potere dello chef. Queste società sono ripartite in politico-amministrative, tra le quali figura lo stesso consiglio dei 9, guerriere, magico-religiose e totemiche. In buona sostanza i notabili e le società segrete controllano lo chef ed hanno anzi su di lui potere di vita e di morte, potendolo eleggere così come eliminare. Le più importanti chefferie dell’area di Dschang sono quella di Fotó e di Bafou|Bafù, ma in totale ne esistono ben 15.

Un altro aspetto di particolare rilievo della tradizione Bamiléké è rappresentato dai funerali.
La cerimonia può essere organizzata sia a pochi giorni dal trapasso che, addirittura, dopo parecchi anni. Quella a cui abbiamo assistito, nella chefférié|scefferì di Fotó, si è tenuta in concomitanza del ventennale dalla morte. Si tratta di eventi festosi caratterizzati da musica, canti, danze rituali e pantagrueliche mangiate.

Non sono inoltre mancate le visite ad alcune strutture, perlopiù scolastiche, dove massiccio è risultato in questi anni il supporto della cittadinanza vasanellese. A Fotó, ad esempio, grazie soprattutto ai proventi raccolti dalla Fondazione Paola Pesci, è stata realizzata un’aula attrezzata frequentata da una trentina di bimbi.

E all’Ecole publique du Plateau|ecol public du Plató, presso la quale Antonio Porri si reca ad ogni viaggio per consegnare personalmente al direttore delle donazioni, anche di privati cittadini. Le condizioni di estrema difficoltà in cui versa l’istruzione pubblica del Camerun appare qui in tutta la sua disarmante evidenza. Eppure, superato il primo momento di stupore, non ci vengono certo risparmiati i sorrisi e le manifestazioni di giubilo che accomunano tutti i bambini del mondo. Occhi grandi e luminosi, denti bianchissimi incorniciati da sorrisi aperti e gioiosi che ben rispecchiano l’indole di un intero popolo. Di gente che ha poco, e non troppo si aspetta dalla vita, ma che forse proprio per questo vive al meglio e intensamente ogni singola esperienza. Il maggior problema di questi bimbi non è certo farsi regalare l’ultimo modello di playstation, quanto di alzarsi tutte le mattine all’alba e, a piedi, con i libri, trotterellare anche per 10 o più chilometri per sedersi sui banchi di scuola. Quando tornano a casa, poi, sotto il sole cocente, capita di incontrarli in lunghe file con sulla testa delle grosse ghirbe d’acqua raccolta alle rare fontane pubbliche.

Nei non troppi ritagli di tempo si sono gettate le basi degli audiovisivi che andranno ad integrare il materiale documentale del Centro con delle interviste tematiche. Certo, il tempo a disposizione per questo importante aspetto del progetto non è stato molto, e si dovrà tornare, ma il materiale fin qui raccolto si è comunque rivelato molto soddisfacente.

Il 21 dicembre baci, abbracci e rieccoci lungo la rue nationale n° 5 du Cameroun|ru nazional numeró cenc du Camerūn, destinazione aeroporto di Douala per tornarcene a casa. Come sempre accade alla fine di ogni viaggio da un lato non vedi l’ora di farti un caffè vero al primo bar di Fiumicino che ti capita, eppure il senso di malinconia che avverti dentro è tale che ne faresti volentieri a meno.
La reale portata di ciò che stavamo facendo ci ha colti durante gli ultimi due giorni, trascorsi ad imballare e spedire i manufatti, quando ci siamo resi conto che le nostre mani non stavano accarezzando dei semplici oggetti, bensì l’essenza stessa del cuore pulsante dell’Africa.

Il cuore di un continente martoriato e ferito che adesso batterà anche a Vasanello, paesino di poco più di 4mila anime determinato a non voltarsi dall’altra parte.
E che ora, grazie a questa lungimirante iniziativa, generosamente appoggiata dalla Regione Lazio, ha ampliato i propri orizzonti tuffandosi ad occhi aperti nel 21esimo secolo.

 

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